Presentazione del volume Corazzo Cistercense Storia, spiritualità, socialità a cura di Demetrio Guzzardi.
I monaci cistercensi arrivarono per la prima volta in Calabria, inviati da San Bernardo, a Luzzi (Sambucina) nel 1145, pochi anni dopo i monaci bianche fondarono il loro secondo monastero a Frigillo (Mesoraca) e nel 1157 a Corazzo (Scigliano) in diocesi di Martirano. Il nome Corazzo deriva dal latino Corax acis (corvo) ed è il nome del fiume; ma l’uccello nero è anche il simbolo iconografico di San Benedetto da Norcia, il padre del monachesimo occidentale. L’abbazia cistercense di Corazzo è molto significativa per il monaco Gioacchino da Celico, proprio a Corazzo nel 1155 incontrò un monaco greco che gli parlò della parabola dei talenti, a Corazzo fu ordinato sacerdote dal vescovo di Catanzaro, e dopo la morte (1177) dell’abate Colombano, Gioacchino fu eletto abate di Corazzo. Negli anni di Corazzo incontra il papa a Veroli (Casamari) e poi a Verona per scrivere il commento all’Apocalisse, l’Expositio e la Concordia. Nel 1189 lascia Corazzo insieme a Raniero da Ponza per fondare i Florensi, prima a Petra Olei e poi a Jure Vetere. All’abbazia di Corazzo è legato anche il nome del filosofo cosentino Bernardino Telesio, che dal 1561 al 1564 era tra gli appaltatori delle gabelle della Commenda di Corazzo.
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Interviene con l’AUTORE, RICCARDO SUCCURRO, Presidente Centro Internazionale studi Gioachimiti
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