La nave della Sila
 
 

2011

1860

1860

Regia, Alessandro Blasetti che ne ha curato anche la sceneggiatura con Emilio Cecchi e Guido Mazzucchi autore del racconto d’origine, Italia 1934
1860 è una delle opere più importanti di Blasetti, quasi unanimemente giudicata il suo capolavoro, considerato fra i film antesignani e anticipatori del neorealismo. Un film che affronta il Risorgimento da un punto di vista inedito, quello dei contadini siciliani, proponendo quindi un’interpretazione populista, allo scopo evidente di superare diffidenze nei riguardi di un processo considerato anche in ambito fascista prevalentemente élitario e “borghese”. È chiaro che tale interpretazione ha il solo scopo di poter stabilire una continuità tra fermenti “rivoluzionari” risorgimentali e “rivoluzione” fascista (continuità esplicitamente decantata nel finale). Ciò non impedisce, tuttavia, a Blasetti di utilizzare il tema storico per la riscoperta di un paesaggio geografico e umano intriso di umori fortemente popolareschi e dialettali e reso con un realismo spoglio e efficace. L’impronta realistica del film di Blasetti era tanto forte e efficace che, nonostante il finale che univa in un abbraccio ideale camicie rosse garibaldine e camicie nere fasciste (finale fatto comunque sparire nelle copie in circolazione nel dopoguerra), esso continuò ad essere apprezzato anche dopo la caduta del fascismo come esempio di epica nazional-popolare, ricca di anticipazioni del neorealismo cinematografico.

12/8/2011

Senso

Regia, Luchino Visconti, aiuto registi Francesco Rosi e Franco Zeffirelli, con Massimo Girotti, Alida Valli, Rina Morelli, Italia 1954
Senso è sicuramente un capolavoro, ma anche uno di quei film che hanno segnato il dopoguerra e che hanno scatenato polemiche a non finire, almeno da quando fu presentato a Venezia nel 1954, insieme al Fellini di La strada, e non vinse quel Leone d’oro che in tanti volevano assolutamente che gli fosse attribuito. Al centro della lettura che Visconti fa del racconto di Boito a cui si è ispirato, c’è il ruolo dell’aristocrazia nel nostro Risorgimento. Visconti voleva mettere in scena proprio il «tradimento » delle classi nobili di fronte ai bisogni del popolo italiano: per il Pci e i suoi intellettuali era una verità incontestabile, per i partiti e gli intellettuali di governo era una tesi inaccettabile. Da cui polemiche, liti, interventi censori, che costrinsero Visconti a tagliare molte scene, e lunghi articoli sui giornali.

 

17/8/2011

Il gattopardo

Regia di Luchino Visconti con Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Italia 1963,
Il Gattopardo tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d’oro come miglior film al 16º Festival di Cannes è il secondo affresco storico del Regista dopo quel Grandioso Pamphlet Socialista che fu “Senso”, dieci anni prima. e che indubbiamente gli è superiore. A differenza del romanzo di Tomaso di Lampedusa, il film fu un fiasco ai botteghini, ed era privo proprio del grande realismo sociale di “Senso” riletto come un’opera letteraria di Roth.
Tuttavia, il film mantiene un suo particolare fascino nella commistione tra Cinema e Letteratura, o anche nella commistione di generi, cosa inusuale per Visconti, come nella sequenza del lungo dialogo tra Don Fabrizio e Don Ciccio, che sembra rievocare il climax di un western Fordiano.
E proprio il film è o puo’ essere attuale a seconda di come viene letto il romanzo omonimo.
La figura del protagonista del film si ispira a quella del bisnonno dell’autore del libro, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa che fu un importante astronomo e che nella finzione letteraria diventa il Principe Fabrizio Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (a Palermo e nel feudo agrigentino di Donnafugata / Palma di Montechiaro).

21/8/2011

Bronte

Regia, Florestano Vancini, con Ivo Garrani e Mariano Rigillo, Italia 1972.
Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, Sicilia. Dopo lo sbarco dei Mille, nell’entroterra siciliano si erano accese molte speranze di riscatto sociale da parte soprattutto della media borghesia e delle classi meno abbienti. A Bronte, sulle pendici dell’Etna, la contrapposizione era forte fra la nobiltà latifondista rappresentata dalla britannica Ducea di Nelson, dalla proprietà terriera, dal clero locale e dalla società civile. Ispirato a Libertà, novella poco nota di G. Verga, basato su documenti d’epoca, scritto con N. Badalucco, F. Carpi e Leonardo Sciascia, Vancini affronta l’argomento con serietà e impegno, espone i fatti con secca, implacabile precisione e raggiunge in alcuni momenti un dolente afflato epico. Lucida lezione di controinformazione storica, duramente attaccato da destra perchè parlava male di Garibaldi, ma anche da sinistra perché troppo riformista, suscitò un ampio dibattito tra storici, intellettuali, politici.

24/8/2011